Meana fotoamatore

La passione di Giuseppe Meana per la fotografia amatoriale nasce a metà degli anni 60 e si esprime lungo tutta la sua vita, attraverso colpi d’occhio misurati ed attenti verso la realtà e verso il bello che lo circondavano ed un accurato lavoro di sviluppo nel suo laboratorio personale. Sempre accompagnato dall’amata Hasselblad 503CX o da una Nikon D700, amava riprendere soggetti paesaggistici che potremmo definire “agli antipodi”: da un lato i deserti, dall’altro le montagne, ambedue, però, terre di forti asprezze accomunate da una bellezza capace di dare profonde emozioni. Così le sue foto, maggiormente interpretate con il grandangolo e fissate su diapositiva, rivelano texture personali del colore e diventano spesso preziose testimoni del miracolo della natura. Era portato anche per i ritratti, in particolare di bambini, e sapeva cogliere nelle espressioni infantili attimi d’intensa ed inusuale espressività.
Nei suoi viaggi di lavoro in Europa, India e Cina, rivolgeva il suo sguardo ai processi industriali, in particolare ai macchinari nelle cartiere, affascinato dalla loro imponenza meccanica che amava fermare con una Laica M8 digitale, conferendo alle foto una particolare suggestione formale.